LA MIA VITA Ero ancora nelreta' dell'incoscienza, quando i medici emisero la triste sentenza, si trattava di una malattia grave e rara, che per curarla non esisteva ancora una strada. Cosi' da quel giorno inizio' un calvario Tra la mia casa e l'ospedale di Verona Cercando di trovare noi la strada buona. Ma le prospettive erano nere, e le cure a cui ero sottoposto a casa erano molto severe. E mentre i genitori, al ritorno dall'ospedale sembravano venissero da un funerale, io innocentemente, non vedevo l'ora di ritornare in quell'ambiente. Quell'ambiente era ormai parte della mia vita Un campo da gioco dove Si svolgeva la mia partita. Tra cure severe e molto dolorose Crescevo in condizioni non tanto rosee. Vedevo gli amici divertirsi in modo normale E io non capivo perche' non lo potevo fare. La mamma mi avvisava sempre Di non giocare perche' il sudare mi avrebbe fatto male ma crescevo caparbio e giocavo lo stesso anche a costo di essere castigato poi per il gesto. Tutti mi volevano bene E crescevo in un ambiente Molto sereno. A scuola promettevo bene Anche se le cure e i ricoveri Mi procuravano molte pene. Giunsi nell'eta' dell'adolescenza E comincia a prendere della malattia coscienza. L'ospedale ormai e' per me Un mondo magico e stellare E io mi prodigavo a incitare Gli altri come me A non mollare. Nonostante leggevo sui libri Che le speranze erano Poche di sopravvivere, io mi creavo sempre qualcosa per sperare e sorridere. E anche se gli acciacchi Erano tanti, quando cadevo mi rialzavo e andavo avanti. I dottori ci avvertivano sempre Che era importante Arrivare allo sviluppo In condizione smagliante, dopodiché la malattia sarebbe arretrata e controllarla sarebbe stato come fare una passeggiata. Così io mi illudevo Di quel sogno che non mi pareva vero, e lottavo e mi affannavo per giungere a quel traguardo che speravo. L'illusione svanì nella tarda adolescenza Quando della malattia ne presi piena conoscenza. Comunque il tempo passava Ma la lotta e la speranza non mi mancava. Conobbi lavoro e amore Insomma pezzi di una vita normale. Quella vita che avevo sempre anelato E che la malattia mi aveva sempre negato. Come un giocatore di rugby Che si fa largo fra spinte e spaliate Per volare verso la meta, notai che con sacrificio e cure costanti l a malattia arretra. I dottori sono stati il pane E le cure il vino e arrivai a trent'anni Nutrendomi di questo spuntino Tuttavia non mi posso lamentare Perché ho condotto una vita normale. Arrivai a trent'anni Con molte soddisfazioni E pochi affanni. La malattia e' arretrata ma La lotta non e' finita, la volontà, le cure e l'ottimismo hanno avuto si la meglio, ma mai abbassare la guardia sarebbe un grosso sbaglio. Invecchiare nella nostra patologia e condizione E' motivo di grande soddisfazione. Ora che mi avvio verso i quaranta E non so ancora cosa il futuro mi riserba Mi affido ancora alla volontà e alla speranza Proprio come quando ero nell'adolescenza. Adesso che sono adulto mi sento di dire una cosa Cioè che la vita con me e' stata meravigliosa. Nonostante le sofferenze e gli affanni Non sono affatto deluso di questi miei anni. Vorrei lodare per questo mio successo Dai meravigliosi genitori Agli efficienti dottori Ai fantastici amici sostenitori e Se mi e' concesso un po' Di questa mia forma attuale E' un po' un mio merito personale. |